Il controllo mentale come indice di rilassamento

Articolo pubblicato sulla rivista Il Falco N.4 - Marzo - Aprile 2004

Bates afferma che memoria, immaginazione e vista sono strettamente interdipendenti e se una di esse è imperfetta,lo sono tutte e la mente non è piu' sotto controllo e anche che, migliorando una di queste facoltà, si migliorano anche le altre.

Sappiamo che la vista, dipendendo contemporaneamente dalla mente e dall'occhio, si presta poco ad interventi diretti; possiamo agire sull'occhio allenando i muscoli oculari solo fino ad un certo punto e facendo molta attenzione a non sforzarli troppo, altrimenti otteniamo l'effetto opposto.

Lo sviluppo della memoria, al contrario, è quella che meglio si presta ai nostri scopi.

Non si può immaginare nulla che già non si sia visto, ma non si potrebbe neppure immaginare qualcosa di cui ci si sia dimenticati, così come in tal caso non si potrebbe mettere in relazione un oggetto visto con alcunchè di precedente, venendo quindi a mancare la familiarità di cui parla Bates.

L'oggetto sarebbe stato osservato ma non percepito e quindi "visto male", con conseguente tensione mentale.

Immaginate di dimenticare non solo la forma ma perfino il significato dei simboli usati quotidianamente per comunicare e di non avere nemmeno la capacità di imparare (cioè memorizzare) cosa essi rappresentino: sareste vegetali, in balìa del mondo.

E' anche vero che uno dei migliori modi esistenti per memorizzare qualsiasi cosa consiste proprio nel vivere con l'immaginazione le informazioni cui siamo interessati, come dimostrato dai vari metodi specializzati. Il collegamento tra le facoltà citate esiste realmente, al punto che ci si dovrebbe chiedere se in realtà non facciano parte di un'unica qualità mentale, che l'uomo scinde soltanto per razionalizzare facoltà che altrimenti sfuggirebbero al suo intelletto.

Da Cartesio in poi, l'uomo ha tentato di razionalizzare tutto ciò che accadeva intorno a lui e in questo non vi sarebbe nulla di male, senonchè si è cominciato a sostituire alle superstizioni, alle religioni e al trascendentale, il dogma della scienza come verità infallibile. La scienza, la vera Scienza, non dovrebbe negare fatti su cui non ha direttamente osservato e sperimentato con rigore, tenendosi sempre una porta aperta ad una verità piu' grande.

Invece, le teorie su cui si basano molte terapie in campo medico cambiano dall'oggi al domani non in funzione di una verità disvelata o di rigorose osservazioni e sperimentazioni, ma in base alle convenienze economiche.

Da circa trent'anni sono sorte migliaia di diete dimagranti tutte col timbro dell'infallibilità e tutte inesorabilmente morte; sono entrate in commercio milioni di sostanze chimiche per la cura di malattie varie, psicofarmaci ci hanno reso felici, attivi, rilassati e drogati, per poi magari scoprire che buona parte di queste sostanze presentavano piu' svantaggi che vantaggi e quindi ricominciare il ciclo con farmaci, a detta dei ricercatori, piu' efficaci e meno pericolosi. Le cure che la classe medica non vuole tenere in considerazione non sono quelle non sperimentate, arbitrarie o naturali, sono quelle che non portano quattrini nelle loro tasche e in quelle delle grandi industrie farmaceutiche.

Immaginiamo che domani si decidesse di adottare il metodo Bates nelle scuole italiane e che questo si rivelasse efficace come noi sappiamo essere. Gli ottici, gli oculisti, tutta la classe medica insorgerebbe in massa. Se il metodo si diffonde solo in ambiti ristretti, come il nostro, non hanno alcun timore, basta sorriderne e deridere i "creduloni" che lo praticano; ma ampliato e praticato fin dalla piu' tenera età, rappresenterebbe per loro un autentico colpo basso nel posto dove tengono il cuore, cioè in tasca. Un simile rifiuto si verifica anche verso l'omeopatia (in forma minore poiché in qualche modo è accettata, sarà forse perché vi guadagnano grandi gruppi?), le cure naturali ed ogni forma di medicina cosidetta alternativa. Alternativa a cosa, vi chiederete? Alla scienza, alla medicina ufficiale? No, alternativa solo ai loro interessi!

Il nostro interesse è invece sviluppare e praticare il metodo Bates per la vista perfetta e per far ciò dobbiamo occuparci della memoria. Anche se non ce ne accorgiamo, noi siamo la nostra memoria, senza di essa non potremmo fare nulla coscientemente. Ma cos'è in ultima analisi la memoria? E' la capacità dell'essere vivente di conservare informazioni essenziali alle proprie attività. Queste informazioni ci vengono elargite in misura ridondante dai sensi, il più utilizzato dei quali, dall'essere umano, è la vista. Altre specie animali possono attingere altrettante se non maggiori informazioni da altri sensi, come l'olfatto, ma per l'uomo la vista e, in seconda battuta, l'udito, sono vitali. Vi è però nell'uomo, rispetto agli animali, una capacità superiore di organizzare e mettere in relazione i dati acquisiti per formare strutture via via sempre piu' complesse, capacità che viene diretta dalla coscienza umana, quel "quid" che ci fa dire "io".

La coscienza si incarica di scegliere le cose per essa interessanti, le cataloga e le archivia in memoria in modo da trovarle disposte in bell'ordine, scartando nel contempo il materiale non ritenuto interessante e lasciando alla mente, nel sonno, il compito di "smaltirlo". Ciclicamente, durante la notte, la mente fa riaffiorare informazioni scartate o non catalogate e che essa invece ritiene importanti; è in quel momento che si sogna.

Oltre al sonno esiste un altro stato nel quale la mente mette a disposizione tutto il materiale mnemonico immagazzinato: l'ipnosi. Ne abbiamo sentito parlare tutti, ma ben pochi sanno in realtà cosa sia di preciso. Avvolta da un alone di mistero, di soprannaturale, l'ipnosi è stata a lungo considerata ciarlataneria, roba da circo. Lo stesso Bates considerò l'accusa di avere ipnotizzato un paziente come una forma di discredito gettato addosso al suo nome e ai suoi tempi questo era sufficiente per non poter piu' lavorare. Nonostante tutte le accuse l'ipnosi è stata usata in campo medico con alterne fortune. Freud se ne servì per poi abbandonarla, non per mancanza di risultati ma perché la sua azione era troppo forte e rischiava di traumatizzare ulteriormente persone già rese deboli da conflitti psichici. Nello stato ipnotico la mente del soggetto viene guidata dall'ipnotizzatore; la coscienza personale non viene annullata ma messa da parte come già succede nel sonno. Per portare un soggetto in questo stato l'ipnotizzatore si serve di impressioni sensoriali che inducono al rilassamento, come l'oscillazione di un orologio o un rumore ripetuto ritmicamente. Se qualcuno ha ascoltato il ticchettio della pioggia sui vetri, per esempio, sa quanto esso possa indurre al sonno. Se l'ipnotizzatore chiede alla mente del soggetto un contenuto mnemonico, essa lo fornisce senza remore; non così se chiede qualcosa che va contro l'interesse del soggetto stesso. In questi casi la mente reagisce in forme diverse: cadendo nel sonno profondo o rifiutandosi proprio di collaborare. Intendiamoci, con un lavaggio del cervello accurato e continuo nel tempo, qualsiasi soggetto finirebbe per fare quel che inizialmente rifiuta, ma l'argomento esula dal nostro interesse.

Nell'ipnosi, il contenuto della memoria è disponibile in forma amplificata; parimenti, al soggetto si può fare rivivere una qualsiasi esperienza sensoriale, acquisita cioè tramite i cinque sensi, come se la stesse vivendo in quel preciso momento. In sostanza, l'ipnosi è uno stato simile al sogno e come tale può esprimersi in mille modi diversi, tutti però riconducibili a fenomeni sensoriali e contenuti mnemonici richiesti non dal soggetto o dalla sua mente, ma dalla coscienza dell'ipnotizzatore. Volendo, si può far credere che un determinato oggetto non esista (allucinazione negativa), onde per cui quell'oggetto non sarà percepito da alcun senso, non solo da quello visivo ma neppure da quello tattile. Si può altresì far credere che un oggetto sia presente quando invece non lo è (allucinazione positiva), potendo così ottenere una descrizione particolareggiata dell'oggetto stesso tratta dalla mente della persona ipnotizzata e non dall'ambiente circostante. Questi sono solo esempi di cose che molti avranno potuto esservare negli spettacoli televisivi. Un fatto è certo: tale categoria di fenomeni potrebbe fornire un grande aiuto per lo studio della memoria, della mente umana e dello stato di rilassamento che deve sussistere per far funzionare il meccanismo mnemonico e le altre facoltà, tra cui la vista ed in generale i sensi.

Il metodo di Bates ha un parallelo con l'ipnosi, ma è insuperabile per tre motivi: non esiste alcun pericolo di allucinazione, anzi il metodo tende ad insegnare come percepire al meglio un oggetto; è molto piu' dolce e graduale; il trattamento è personale e quindi la mente può rilassarsi con maggiore facilità, senza le resistenze che nascono o gli incidenti che possono verificarsi quando vi è un'intrusione estranea, come invece avviene con l'ipnosi. Bates si disse sorpreso dal miglioramento, da parte di molti pazienti, di facoltà come la calma, la mancanza d'irritabilità, la creatività riaffiorata e l'uso piu' equilibrato delle energie nel corso della giornata. Non si sarebbe però mai aspettato che i pazienti guarissero anche dal dolore fisico in altre parti del corpo, cosa che gli suggerì di usare il metodo del "ricordo del punto nero" per operare con successo senza anestesia. Anche questa è un'analogia con l'ipnosi, piu' volte utilizzata per effettuare interventi senza anestetici. Purtroppo la pessima versione italiana del libro di Bates, ripresa da una seconda edizione inglese già depurata di molti capitoli, non consente al vasto pubblico di conoscere tutti i riferimenti a cui sto accennando, ma leggendo la traduzione del testo originale effettuata da Giovanni Gatti ci si renderà pienamente conto di cosa io stia dicendo.

I nessi esistenti tra coscienza, sonno, ipnosi e anestesia totale sono mai stati studiati in modo serio da qualcuno? A questa domanda io non so rispondere, posso solo dire che il nostro "IO" si risveglia solo attraverso le impressioni sensoriali, come dimostrato anche da un altro stato alterato della coscienza: il coma. Persone ne sono uscite ascoltando la propria musica preferita, sentendo le voci di genitori e amici o percependone il contatto fisico. I pazienti guariti dal coma in questo modo raccontano quanto fosse importante per loro ricevere questi stimoli e come grazie ad essi siano stati guidati al risveglio. Se pensate che questo abbia cambiato qualcosa nell'establishment scientifico vi sbagliate; addirittura in diversi ospedali, italiani e non, viene ancora proibito l'ingresso ai parenti del paziente. Forse nella classe medica esiste il timore che si dimostri che con l'amore è veramente possibile guarire?

La coscienza si nutre di impressioni sensoriali e quando è abbastanza autosufficiente trasforma queste informazioni in idee e atti volitivi e le immagazzina in memoria piu' o meno astrattamente, in base al genere di informazione conservata. Così, se si tratta di memorizzare un odore gradevole come il profumo usato da una bella donna, si conserva la sensazione pressoché inalterata e si collega ad essa l'immagine di quella donna. L'animale conserverebbe solo la sensazione gradevole, senza altre informazioni.Se si tratta di memorizzare dati astratti, come ad esempio può essere il teorema di Pitagora, l'uomo deve prima di tutto, scusate l'ovvietà, ascoltare o leggere la lezione, ricevendo quindi sensazioni attraverso l'udito o la vista, poi deve possedere una struttura adatta a cui poter collegare quanto appreso, per infine inserire le nozioni nel giusto contesto. Nessuno cercherebbe di capire il teorema in questione se già non possedesse altre informazioni sull'argomento. In caso contrario l'informazione in questione diverrebbe solo una nozione, un dato inerente la matematica in generale, memorizzato ma non compreso e quindi non applicabile.

Le idee generali, a grandi linee, ci consentono di utilizzare strutture paragonabili a una serie di bauli ognuno con una propria etichetta (ad esempio matematica, geografia, storia, ecc) in cui buttare alla rinfusa le nozioni apprese di volta in volta. Creando una struttura piu' complessa, che potrebbe essere rappresentata da un armadio con cassetti e schede, ecco che potremo estrarre dai bauli le nozioni che ci interessano, catalogarle e quindi archiviarle per poi disporne facilmente al momento giusto. L'uomo realizza una simile struttura quando affronta lo studio di un qualsiasi argomento in modo efficiente e poiché è piu' facile utilizzare strutture già pronte, ecco che ci si serve di quelle realizzate da altri, imparando da loro. E' in questo modo che si trasmettono le idee, sia quelle giuste che, ahimè, quelle infelici ed errate. Einstein, verso la fine della sua vita, realizzò la iattura tremenda che aveva rivelato ma si chiese anche se in quel che aveva concepito non ci fosse qualcosa di errato; non era nuovo a cambiamenti repentini d'idea, tuttavia non volle esprimersi fino in fondo per il timore di veder crollare la struttura cui aveva lavorato per tanto tempo. Altri, con la fisica dei quanti, hanno dimostrato che c'era veramente un errore nel suo lavoro, ma si sono guardati bene dal distruggere l'intera teoria della relatività, preferendo far coesistere due sistemi di pensiero contrapposti. Pensare, sentire e volere attengono alla coscienza tanto quanto lo spirito attiene al corpo. Si tratta di facoltà collegate indissolubilmente, almeno nell'uomo. Nell'animale le sensazioni non vengono ritrasformate in idee. Manca loro il principio organizzativo, la coscienza. Rudimenti di essa s'intravvedono nei cani, nelle scimmie ed in molti altri animali. Si tratta comunque di strutture psichiche orientate alla sopravvivenza, non alla costruzione creativa di idee.

Ritengo che Bates scoprì, pur senza rendersene conto, cosa c'è prima dell'ipnosi, prima del sonno, prima di qualsiasi altro stato di coscienza alterato. Scoprì il meccanismo grazie a cui un uomo può realmente imparare a servirsi delle enormi potenzialità della propria mente, senza farsi controllare da nessuno all'infuori che dalla coscienza, semplicemente imparando a rilassarsi e mantenendo la mente stessa "sotto controllo", nel senso piu' volte evidenziato da Bates. "Dove c'è tensione la mente non è piu' sotto controllo" e noi per cercare di rilassarci abbiamo imparato a usare tranquillanti, a fumare, a far di tutto pur di trovare un po' di pace. Tutto inutile, bastava poco, un po' come l'uovo di Colombo, peccato che solo Bates ci abbia pensato! Egli partì dall'evidenza che un gesto semplice come il palmeggiamento (portare le palme delle mani agli occhi), compiuto da persone addolorate da un lutto o da un evento scioccante, riusciva a recar loro sollievo; partendo da questa constatazione comincio' a usare il palming per giungere al rilassamento totale della mente e quindi della vista. Il rilassamento conseguente al palming può effettivamente liberare tanta energia in modo dolce e graduale, può attingere agli strati piu' profondi del nostro essere, può modificare la nostra vita e solo nel senso che desideriamo. Raggiungere la fissazione centrale della mente, equivale a raggiungere un punto di vista superiore rimanendo al centro di tutto e lasciando che tutto venga al centro della mente, senza che ciò sia causa di disturbo, includendo anche le cose che non vogliamo vedere o che decidiamo di non vedere. Le vedremo, ma esse non ci disturberanno piu'. Sentiremo le differenze di caldo e freddo ma esse non ci abbatteranno piu', non ne soffriremo. Quel che dico sembra una meta irraggiungibile? Vi sbagliate, come si sbaglia chi crede acriticamente che la miopia e la catarratta siano incurabili, che la presbiopia sia un regalo sgradito dell'età, che fissare il sole faccia male agli occhi e renda ciechi. Non abbiate la stessa mentalità, pensate a quel che riescono a fare certi uomini liberi, persone che hanno una mente calma e rilassata. Bates elencò un gran numero di patologie oculari che potevano essere curate tramite il suo metodo, ma si dimenticò o non immaginò che molte altre malattie funzionali e organiche fossero guaribili in maniera analoga. Il rilassamento in sé è una cosa positiva, ma solo Bates affrontò l'argomento con tanta chiarezza e organicità, scoprendo anche che esso poteva essere raggiunto in molti modi diversi da individuo a individuo. Infatti, Bates non richiedeva uniformità assoluta, dimostrando così una elasticità di pensiero non comune. Egli indicava solo che il rilassamento guarisce tutte le tensioni e sembra una cosa ovvia, nessuno può rilassarsi e mantenere uno stato di tensione allo stesso tempo. Così come: Nessuno può ricordare una lettera perfettamente e contemporaneamente vedere la lettera accanto imperfettamente; nessuno puo ricordare perfettamente un punto nero e vedere imperfettamente; nessuno può rilassare la mente e sforzare gli occhi...

Tutte queste cose, descritte da Bates, sembrano agli occhi dei comuni mortali, delle contraddizioni scaturite da un'animo eccentrico... Qualcuno si diverte a mettere in risalto l'atipicità del dottor Bates... Ma nessun grande personaggio si può definire "tipico". Perchè "tipico" significa anche "conforme a...", significa standard, comune...

Ma Bates non era un "tipo comune", era unico, come tanti altri scienziati. Perseguitati, anch'essi, dal conformismo imperante.

Postato Sabato 18 Settembre 2005 da Nicolò


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