Uno studio sull'immaginazione
del dottor W. H. Bates

Il fatto che ognuno possa immaginare solo ciò che ricorda è una verità. Anche il fatto che si possa ricordare soltanto ciò che si è visto è una verità e, ancora, affermiamo che è una verità che vediamo solo ciò che immaginiamo. Sulla base di queste affermazioni, alcune persone, teorizzando in varie maniere, hanno dato avvio ad un dibattito. C'è stato chi ha sostenuto che, anche non avendo mai visto una razza, avrebbe potuto immaginare un pesce con una bocca molto grande e occhi blu o rossi, sebbene non avesse visto mai alcun pesce che avesse occhi blu o rossi. Allo stesso modo avrebbe potuto dire di riuscire a immaginare un linguaggio scritto composto di una serie di linee dritte, curve o spezzate, la cui combinazione rappresentasse una parola, una lettera o una frase. Mi è difficile comprendere come si possa immaginare un pesce con occhi rossi o blu senza aver visto un tal tipo di occhi in altro che un pesce, o come possa un uomo nato cieco immaginare un pesce con occhi rossi.

In casi di persone nate con cataratta matura e incapaci di vedere i diversi colori, sappiamo che quando, in casi isolati, essi vengono sottoposti ad intervento e raggiungono una buona visione, sono in grado di vedere occhi blu o marroni e dire che vi è differenza, ma naturalmente c'è bisogno di un certo tempo prima che possano usare le parole che descrivono il colore. Tali persone non potrebbero descrivere una razza che non possiede nessuna caratteristica di altri animali, in quanto un cieco che abbia recuperato la vista non ha mai visto le cose che tenta di descrivere. Il tatto può consentirgli di paragonare la sensazione prodotta dalla proboscide di un elefante a quella di una grossa corda. Sono certo che uomini ciechi che descrivessero un elefante senza averlo mai visto, confermerebbero la mia opinione sul fatto che non si possa immaginare niente con esattezza senza ricordare un'immagine mentale di qualcosa visto in precedenza. La vecchia storiella, che molti ricorderanno, narra che un cieco appoggiato al fianco di un elefante, sostenne che gli sembrava una casa, un altro cieco, afferrata la proboscide, era fermamente convinto che un elefante somigliasse molto a un serpente, un terzo cieco, che tastava una delle gambe dell'elefante, si indignò con il precedente, essendo altrettanto fermamente convinto che l'elefante potesse essere considerato simile ad una colonna. Molte invenzioni sono immaginate, ma, se passiamo ad analizzare i fatti, non riesco a ricordare un solo caso in cui l'inventore non abbia messo, nella sua creazione, qualcosa che ricordasse o che avesse già visto. Ci sono molte cose che possiamo non aver visto e di cui non possiamo naturalmente ricordare e che ci è impossibile ricordare: questo è ovvio.

Nella cura della vista imperfetta, l'immaginazione può ottenere risultati che nessuna medicina nè operazione è stata mai in grado di raggiungere. E' dimostrato che quando l'occhio miope osserva una superficie vuota dove non c'è nulla da vedere e non compie alcuno sforzo per guardare, l'immaginazione è buona come quando gli occhi sono chiusi e, nel momento in cui l'immaginazione è buona, anzi perfetta, la miopia d'un tratto svanisce. Quando l'immaginazione è imperfetta, l'occhio normale, guardando in distanza, produce sempre miopia. Quando una persona in stato di tensione può immaginare la lettera "o" con il centro più bianco della tabella su cui è stampata, il bulbo oculare diventa istantaneamente morbido, al pari di un occhio normale e senza eccezioni. Ci sono pazienti con glaucoma assoluto, privi della percezione della luce, con dolore tremendo, con il bulbo oculare duro come una pietra, i cui sintomi, sia in termini di dolore che di perdita di visione, sono immediatamente alleviati quando i pazienti riescono ad immaginare perfettamente una lettera o qualche oggetto. E' ben noto che il glaucoma assoluto non è curabile e la sola cosa che si può consigliare è l'asportazione chirurgica nel momento in cui il dolore diventa acuto. La cornea conica è una condizione che ha messo in crisi le capacità della professione medica. Normalmente è progressiva ed evolve nella perdita completa della vista. Non c'è operazione nè cura che determini un qualunque beneficio. Simili casi sono stati tutti alleviati e guariti nel momento in cui i pazienti sono stati in grado di immaginare perfettamente. Sembra incredibile ma, se siamo onesti, non più di quanto lo sia stata l'invenzione del telegrafo senza fili. Prima di rigettare tale affermazione, sottoponetela a verifica. Vale la pena provarci e, di sicuro, resta comunque difficile capire e credere come un'immaginazione perfetta possa peggiorare le cose. La cateratta si è prodotta negli esseri umani con l'aiuto di una cattiva immaginazione. E' stata alleviata e guarita, permanentemente, nel momento in cui il paziente è diventato capace di immaginare perfettamente. Al giorno d’oggi la cataratta ha una diffusione media. Molte persone esitano a sottoporsi ad un intervento che è fonte di molta preoccupazione ed ansia, motivi per i quali la cura non invasiva della cataratta, per la sua notevole importanza e il suo valore, dovrebbe essere considerata con attenzione. Anche qui mi sembra molto sbagliato che gli oftalmologi ignorino i fatti. Se si tratta di una cosa buona, dovrebbe essere adottata universalmente, se non è ciò che sostiene di essere, i fatti dovrebbero essere conosciuti e le persone tutelate.

L'oftalmia simpatica è una patologia grave. Anni fa, quando ne sapevo meno di adesso sulle malattie degli occhi, il solo pensiero dell'oftalmia simpatica mi faceva raggelare. In clinica, avevo visto una quantità di casi persi in una nottata e a dispetto delle migliori cure. Tutta la mia comprensione era rivolta a quei medici che avevano sudato sangue per salvare un occhio affetto da oftalmia simpatica. Sporadicamente taluni di questi pazienti erano venuti a farsi visitare da me e, ora come ora, li accolgo con un sorriso. Adesso adoro proprio i casi di oftalmia simpatica: tutto il mio timore per le conseguenze è svanito. Si diffonda ovunque che è stata scoperta la cura dell'oftalmia simpatica! E quale sarebbe? La capacità di immaginare perfettamente le cose. "Sembra completamente assurdo" direte - ma non mi sento affatto assurdo quando i miei pazienti guariscono

Oltre a queste infiammazioni e a malattie degli occhi molto gravi, curabili grazie ad una perfetta immaginazione, c'è una lunga lista di casi più lievi. Ad esempio lo strabismo, sia esso convergente, divergente o verticale, è curato da una perfetta immaginazione. Anche casi in cui all'intervento per lo strabismo convergente aveva fatto seguito uno strabismo divergente, sono stati alleviati da una perfetta immaginazione. Congiuntiviti acute sono state guarite allo stesso modo e così pure lo pterigio. Opacità della cornea, presenti dalla nascita, sono scomparse nel momento in cui il paziente ha raggiunto un'immaginazione perfetta. Infiammazioni della cornea, dell'iride, della sclera, della retina, del nervo ottico e della coroide hanno risposto, come risultato di una perfetta immaginazione, più rapidamente e in misura maggiore che a qualsiasi altro trattamento. E' straordinario che il distacco della retina possa e, di fatto, sia stato curato ricorrendo ad una perfetta immaginazione. Anche qui temo il biasimo di quanti sostengono sia impossibile. Quale vantaggio ci sarebbe a dire che è impossibile? Quale a sostenere che è possibile? Confutatemi l'impossibilità. Verificate in questi casi la perfetta immaginazione. Sono certo che altri sarebbero capace di trarre dalla immaginazione perfetta altrettanto beneficio quanto quello ricavato dai medici che già vi ricorrono.

Quando passiamo ad indagare quante persone siano dotate di una immaginazione perfetta, scopriamo che una grande quantità di esse ha una immaginazione imperfetta o non ne possiede affatto. E' molto raro trovare qualcuno capace di immaginare così bene con gli occhi aperti come con gli occhi chiusi. In via generale possiamo supporre che molti pazienti dalla vista normale abbiano una buona immaginazione, ma credo che persino tra loro ci sia almeno un 50 per cento dotato di una immaginazione molto scadente.

Talune persone dalla vista imperfetta possono avere una immaginazione fantastica e poco comune. Incontrarle nell'esercizio della mia professione è una tale consolazione, in quanto è semplice curare la loro miopia, ipermetropia, astigmatismo, oftalmia simpatica, glaucoma o qualsiasi malattia esse abbiano. Qualcuno, a questo punto, potrebbe chiedere: - Se una persona con vista imperfetta ha una buona immaginazione, perchè vede male? - Si potrebbe rispondere richiamando l'attenzione sul fatto che, per avere una vista perfetta, c'è bisogno perennemente di una immaginazione perfetta. Le persone dalla vista imperfetta che hanno una buona immaginazione non riescono ad usarla, la reprimono e immaginano le cose in maniera imperfetta compiendo uno sforzo che naturalmente indebolisce la vista. Alcune raggiungono una immaginazione perfetta con gli occhi aperti e non ne hanno invece con gli occhi chiusi. Poi vi sono, al contrario, pazienti dall'immaginazione ottima con gli occhi chiusi, che ne sono completamente privi ad occhi aperti. Ricordo il caso di un ragazza di venti anni il cui occhio destro non aveva percezione della luce, mentre il sinistro era normale. Quando l'occhio buono veniva coperto, la paziente era incapace di immaginare di vedere la luce. Fu curata con il mio trattamento e l'occhio cieco raggiunse una vista normale. Vi prego di non abbandonare proprio ora la lettura di questo importante documento. So bene quanto gli altri che gli oftalmologi del passato, o quelli di cinquanta o cento anni fa, ritenevano che un occhio completamente cieco, privo di percezione della luce, fosse del tutto incurabile e che chiunque sostenesse di poterlo guarire fosse un ciarlatano. Io stesso ne ero convinto, fin quando non appresi di meglio. Nella mia presunzione, quando non riuscivo a curare questi casi, ritenevo che nessun altro ne fosse in grado o conoscesse ciò che io stesso ignoravo. Questi casi di cecità furono tutti curati per mezzo di una immaginazione perfetta.

La versatilità della mente umana è fantastica. I limiti a cui può giungere l'immaginazione sono parimenti fantastici. Si potrebbe scrivere un intero libro sull'indeterminazione dell'immaginazione. Ciò che ha più importanza, comunque, è descrivere alcuni dei metodi che hanno avuto successo nel migliorare l'immaginazione, specialmente per alleviare le malattie degli occhi. Un paziente aveva vista normale e buona immaginazione con occhi aperti, ma non utilizzava sempre vista e immaginazione normali. Senza un particolare motivo, cominciava a sforzarsi, perdendo la propria immaginazione e rendendo imperfetta la vista. Per molti anni aveva sofferto di un dolore tremendo agli occhi e al capo. Gli occhiali non lo avevano aiutato; terapie, sia generali che locali, non avevano avuto esiti positivi. L'uomo quasi impazziva per il dolore incessante. Fu invitato a guardare la grande "C" sulla tabella di Snellen posta alla distanza di quattro metri e mezzo. Gli venne chiesto se riusciva a vedere il centro della grande "C" altrettanto bianco quanto il resto della tabella. Con qualche difficoltà lo convinsi che il centro della grande "C" era della stessa bianchezza dell'intera tabella. Constatare la realtà dei fatti gli fu d'aiuto e apparve molto sorpreso di scoprire che quando la parte nera della grande "C" veniva schermata, lasciando solo un'apertura per vederne il centro bianco, quest'ultimo diveniva più scuro e dell'identico bianco del resto della tabella. L'uomo mi rivolse uno sguardo interrogativo

- Il centro bianco di quella grande C - gli dissi - non è più bianco del resto della tabella: se lei sta pensando di vederlo più bianco, in realtà non è perchè lo vede così, ma solo perchè lo immagina. Anche l'alone che vede intorno ai bordi esterni della grande C è un prodotto della sua immaginazione. -

- Chiuda gli occhi - gli dissi - può immaginare quella grande C? -

- No - rispose.

- Ci provi. -

- Avverto già il dolore - rispose - e la prego di non chiedermi di farlo aumentare cercando di migliorare la mia immaginazione con gli occhi chiusi. -

- Apra gli occhi - gli dissi - Può vedere il centro della C più bianco rispetto al margine della tabella? -

- Ci sto riuscendo - disse. E un momento dopo - Ci sono. -

- Come va il dolore? chiesi.

- Passato - rispose con un sorriso.

Fui molto contento di vedere quel sorriso, poichè egli non sorrideva frequentemente.

Quindi gli dissi - Ha mai visto nulla di tanto bianco quanto il centro di quella grande C? -

- Si - rispose - le montagne innevate in prossimità di casa mia: quando il sole brilla sulle loro cime, sono più bianche del centro di quella grande C.

- A questo punto esultai poichè sapevo come curarlo in maniera che potesse ottenere o immaginare figure mentali tanto bene con gli occhi chiusi quanto con gli occhi aperti.

Poi gli dissi - Può vedere una sola montagna per volta più bianca del bianco del centro della grande C? -

- Si - disse.

- Può rivolgere lo sguardo da una montagna all'altra e vederne meglio una sola alla volta? -

- Si - rispose - posso farlo.

Quindi gli rivolsi questa importantissima domanda: - Può vederne due alla volta?

- Il sorriso abbandonò le sue labbra e uno sguardo dolorante apparve nei suoi occhi.

- Quando lo faccio, avverto un dolore tremendo - gridò angosciato - non posso sopportarlo! Ho perduto la grande C e tutto è sfocato! -

- Non pensi alle montagne - gli dissi - Se può, se ne dimentichi e guardi la grande C. Se sposta lo sguardo a destra della lettera, la C si troverà a sinistra, se lo sposta a sinistra, la C si troverà a destra. Ogni volta che i suoi occhi si spostano a destra, la C si sposta a sinistra; quando i suoi occhi si rivolgono a sinistra, la C si muove verso destra. La vede spostarsi? -

- Si - ripose - il dolore è passato e la mia vista ora è a posto.

- Si erano realizzate varie cose:

1. L'immaginazione degli aloni e del centro bianco della C.

2. L'immaginazione perfetta del centro bianco della C gli aveva permesso di immaginare perfettamente le cime delle montagne innevate.

3. Il paziente poteva ricordare o immaginare la cima di una montagna alla volta. Questo con facilità, mentre era impossibile immaginarne due allo stesso tempo e tentare di fare l'impossibile costituiva uno sforzo tale da rendere imperfetta la sua immaginazione.

4. Il paziente, immaginando imperfettamente, aveva provato che la vista diveniva imperfetta.

5. L'immaginazione dell'oscillazione aveva aiutato la sua vista e la sua immaginazione e alleviato il dolore.

6. Con un po’ di incoraggiamento fu in grado di immaginare il suo corpo oscillare da parte a parte di circa sei millimetri. Immaginò che, accompagnando l'oscillazione del corpo, il pavimento rosso oscillasse a sua volta. Guardando direttamente la tabella, vide indistintamente il pavimento rosso al di sotto della sua linea visiva oscillare all'unisono con il dondolio del proprio corpo. L'oscillazione del corpo lo aiutò a conservare l'immagine del pavimento di un rosso più intenso di quanto fosse in realtà. Egli poteva passare da una piccola area del pavimento rosso che poteva vedere meglio, all'immaginazione di una piccola area del pavimento che poteva immaginare di vedere meglio. Ben presto il paziente divenne capace di mantenere l'immagine, o la memoria, del pavimento rosso giorno e notte. Tutto il tempo in cui era sveglio aveva la consapevolezza di quel pavimento rosso. Partendo dal pavimento rosso, divenne capace di immaginare altri oggetti, con una parte al meglio e sempre oscillando. Se non vedeva meglio una sola parte del pavimento, non era in grado di immaginare l'oscillazione. Un giorno, dopo aver conservato la consapevolezza dell'immagine mentale del pavimento rosso quasi per una settimana, mi disse: - Dottore, mi sto stancando di quel pavimento. All'inizio non ero assolutamente in grado di immaginarlo, ma ora siamo come il vecchio e il mare. Non posso sbarazzarmene.

- Gli rivolsi questa domanda: - Riesce a ricordare meglio un angolo del pavimento rosso? -

- Si -

- Riesce a ricordare due angoli contemporaneamente?

- No, e ho perso il mio pavimento rosso.

7. Questo paziente aveva moltissima difficoltà nel ricordare l'immagine della bandiera americana. Alla fine la ottenne, suddividendo in parti la bandiera spiegata al vento e ricordandone ognuna al meglio e riuscendo così a migliorare. Se riusciva a ricordare al meglio l'angolo superiore destro oscillando, egli ne otteneva un'immagine mentale che oscillava. Una oscillazione, lenta e breve, nel momento in cui l'immagine era buona, ma quando l'immagine mentale veniva perduta, essa si fermava o poteva allungarsi. Immaginare a singole parti la bandiera fissata sull'asta e alzata dal suolo, fu di grande aiuto per ottenere una figura mentale della bandiera stessa. La grossa difficoltà di questo paziente era quella di volere ricordare troppe cose tutte insieme o di voler immaginare più di due cose all'unisono. Un'immagine mentale è sempre rovinata quando si cerca di ricordare troppe cose insieme. Questo paziente fu completamente guarito da un disagio funzionale appena fu in grado di usare perfettamente la sua immaginazione. Le sue immagini mentali divennero realistiche come se le avesse viste realmente con gli occhi. Infatti egli dedicò la maggior parte del tempo a pensare a immagini mentali ad occhi chiusi ed aperti alternativamente. Fu molto contento in quanto i suoi tremendi mal di testa sparirono e sentì di aver acquistato controllo sui suoi occhi e di essere in grado di gestirli meglio. La sua vista si manteneva sempre sui 20/10 anche quando la luce non era molto intensa. Di tanto in tanto, ricevetti sue lettere incoraggianti nelle quali affermava che l'immaginazione di una vista perfetta lo aveva guarito completamente.

La signora M., di cinquanta anni di età, aveva occhi molto malati. Con occhiali fortissimi, la sua vista era molto debole. Con ciascun occhio, riusciva a vedere la grande lettera C solo alla distanza di trenta centimetri. Le fu chiesto di ricordare la grande C o di immaginarla meglio di quanto la vedesse e nella maniera migliore che le riuscisse, quindi, guardando alternativamente la grande C, fu in grado di immaginarla molto meglio rispetto a come la vedeva. La tabella venne allontanata e, dopo un bel po’ di tempo, ella divenne capace di immaginare la grande C posta a tre metri altrettanto bene di quando era posta a trenta centimetri, alternando il riposo degli occhi ad occhiate istantanee. Questa paziente raggiunse il risultato migliore quando chiuse gli occhi e immaginò la grande C perfettamente nera con la parte centrale perfettamente bianca. In seguito a ciò riusciva a rivolgere un rapido sguardo alla lettera con vista migliorata. Ad ogni modo, quando la persuademmo a ricordare perfettamente la grande C a tre metri, si rifiutò di migliorare ulteriormente utilizzando questo metodo. E' vero, come ho argomentato in molti articoli, che quando si immagina perfettamente una cosa, non si può immaginare qualcos'altro imperfettamente. Le venne chiesto di immaginare, ad una distanza di quattro metri e mezzo, il lato sinistro della grande C come una linea curva. Lei riusciva a farlo a tre metri e mezzo o anche più vicino, ma poteva anche immaginarlo come una linea dritta. Ad ogni modo, non vi riusciva così bene come quando lo immaginava curvo. Era in grado di immaginare meglio la sommità e la base di forma curva, piuttosto che dritte o aperte, mentre riusciva ad immaginare meglio il lato destro aperto, ma non dritto nè curvo. Era capace di immaginare che la lettera fosse la grande C, poteva anche immaginarla come una G, una Q oppure una O, ma era in grado di immaginarla meglio come una C piuttosto che come una qualsiasi altra lettera. Alla sua prima visita, la paziente non aveva familiarità con la tabella e non sapeva se, sulla riga inferiore alla C, fosse stampata una lettera oppure una figura. Si trattava di una lettera R. Domandai alla paziente se fosse in grado di immaginare il lato sinistro come una linea dritta.

- Si - rispose.

- Può immaginare il lato sinistro curvo? -

- Si -

- Può immaginare il lato sinistro aperto? -

- Si

- La domanda successiva fu:

- Come è meglio? Più facile da immaginare, dritto, curvo o aperto? -

- Dritto - rispose.

- Dritto è giusto - dissi - Ora, può immaginare la sommità dritta, quindi curva e poi aperta? -

- Si - rispose.

- Quale immagine è più nera o più facile? -

- Dritta – esclamò.

- Adesso provi con la base. Può immaginarla dritta? Può immaginarla curva? Aperta? Com'è? -

- Aperta - rispose.

- Com'è il lato destro? Riesce ad immaginarlo dritto? -

- Si - rispose - ma non mi piace dritto, preferisco curvo, mi sembra meglio -

- Ora continui fin quando riesce ad immaginare allo stesso modo - risposi - La sommità è dritta? Il lato sinistro è dritto? la base aperta? il lato sinistro curvo? -

- Si - disse.

- Che lettera è? Potrebbe essere la R o potrebbe essere qualcun'altra?

- Rispose - No nessun'altra -

- E' proprio giusto - replicai.

Questa paziente continuò con il metodo di potenziare l'immaginazione fino alla cifra 4 della quarta linea. A quel punto lasciò perdere e divenne problematico far progredire la sua immaginazione in modo che potesse immaginare ancora meglio. Fu indirizzata sulla cifra 3 che non era stata in grado di immaginare di vedere e le dissi:

- Riesce ad immaginare la cifra muoversi da parte a parte per un'ampiezza pari alla sua stessa larghezza?

- Rispose - Si -

- Adesso se guarda al lato sinistro della cifra e lo immagina dritto, che accade all'oscillazione? -

- L'oscillazione diventa troppo ampia -

- Se immagina il lato sinistro aperto, come è l'oscillazione? -

- Va bene. -

- Bene come la può immaginare con gli occhi chiusi? -

- Proprio così - rispose.

Il miglioramento della paziente alle volte era alquanto lento. Un metodo che sembrò aiutarla parecchio fu ricordare la prima lettera della decima riga, una lettera F, alla distanza di circa quindici centimetri, alla quale era in grado di vederla meglio.

- Ora chiuda gli occhi. Riesce a ricordarla altrettanto bene quanto l'ha vista? -

- No, non ci riesco - rispose.

- Ora la guardi. Può immaginarla in movimento? -

- Si - rispose - si muove da parte a parte di circa sei millimetri -

- Con gli occhi chiusi, riesce ad immaginarla muoversi da parte a parte di circa sei millimetri? -

Rispose di poterlo fare.

- Ora apra gli occhi e guardi la F sulla riga inferiore della tabella di Snellen e immagini di vederla -

Sulle prime i risultati furono alquanto imprecisi ma dopo poco la sua capacità di immaginare migliorò fino a renderla in grado di immaginare la F alla distanza di quattro metri e mezzo così bene come riusciva a immaginarla a quindici centimetri. Grazie alla capacità di immaginare la lettera F della decima linea a quattro metri e mezzo, seppe vedere, sulla linea più in basso, le altre lettere della cui presenza era stata ignara. In altre parole, l'immaginazione perfetta della lettera F migliorò la vista delle altre lettere fin quando ella raggiunse una vista normale.

Questi casi di vista imperfetta potrebbero accrescersi, ma in tutti la cosa principale da farsi è potenziare l'immaginazione. Ho scritto un libro sull'argomento "La cura della vista imperfetta senza occhiali" e ci sono varie pagine dedicate all'immaginazione. In seguito alla pubblicazione del libro, sono apparsi molti articoli sulla rivista "Miglior vista". Qualsiasi perfezionamento del trattamento andrebbe periodicamente pubblicato.

Un caso molto interessante fu quello di una donna sessantenne che ebbi in cura diversi anni fa. Ella giunse al mio studio ed aveva grosse difficoltà a orientarsi. Urtò contro i mobili e si spostava alla maniera di una persona cieca, con le braccia distese. I suoi occhiali le garantivano una visione di appena 10/200. Senza di essi il visus si riduceva a ben poca cosa. Riusciva a vedere appena una piccola area degli oggetti verso cui guardava e ciò che vedeva in realtà di solito era visto meglio quando lo guardava propriamente. Di notte non vedeva nulla. La sua capacità di leggere e scrivere, persino con gli occhiali, era molto ridotta. Soffriva di atrofia del nervo ottico, corioretinite pigmentosa e cataratta. Risultò molto interessante osservare il beneficio ottenuto da questa paziente grazie all'immaginazione. Ella prese come punto di partenza per la sua immaginazione il ricordo della lettera O in carattere diamante, con un centro bianco come la neve e un brevissimo movimento laterale, di ampiezza non superiore alla larghezza della lettera stessa.

Le dissi: - A quale distanza può vedere due tabelle di Snellen contemporaneamente?

Disse che avrebbero dovuto essere lontane tra loro 60 centimetri su una parete distante quattro metri e mezzo.

- Quando guardo una delle tabelle, riesco a vedere un lato e l'altro posto a sessanta centimetri, ma il resto è vuoto, grigio chiaro o grigio scuro oppure nero. -

- Quando guarda dritto davanti a sè, può vedere la luce della finestra che le brilla sugli occhi? -

- No - disse.

- Riesce a vedere il pavimento? -

- No -

- Riesce a vedere il tappeto? -

- No -

- Riesce a vedere la porta alla sua destra? -

- No, non vedo nessuna di queste cose. -

- Se immagina di vedere la luce della finestra alla sua sinistra, riesce allo stesso tempo a immaginare quella piccola lettera O con il suo lento, breve, semplice dondolio? -

- Si - rispose.

- Ora, immagini semplicemente che non ci sia alcuna finestra alla sua destra, come diventa l'immagine della lettera O con la sua piccola oscillazione? -

- E' sparita - replicò - Quando immagino la verità sono in grado di immaginare la lettera O in carattere diamante proprio bene. Se immagino qualcosa di sbagliato, che la finestra non si trovi dove è in realtà, si produce un'immaginazione scorretta, che si manifesta nel peggioramento dell'immagine della O con il suo centro bianco e la sua oscillazione lenta e breve.

Allo stesso modo la paziente riferiva che quando immaginava il pavimento rosso, la reazione era normale, ma quando immaginava il pavimento diverso dal rosso, verde o di altro colore, non riusciva a mantenere l'effetto normale della lettera O. Il passo successivo fu chiederle:

- Può vedere il pavimento rosso che immagina di vedere? -

- Si - rispose - e voglio dirle che devo immaginare ciò che è in realtà, perchè se non ci riesco la verifica della lettera O è negativa, mi sforzo e avverto più dolore, disagio e nervosismo che mi rende molto infelice. Non mi piace essere triste, perciò immagino la verità fin quando mi riesce e tutto sembra a posto, riesco a trovare la strada nell'oscurità senza nemmeno protendere le braccia come una persona cieca.

La memoria, l'immaginazione di una vista perfetta, guarì la cecità notturna di questa donna e il suo campo visivo limitato e migliorò concretamente la sua vista. Per molti anni non era stata capace di usare con successo i suoi occhi al punto prossimo. Non riusciva a cucire, fare la maglia, i lavoretti di fantasia o a leggere il giornale. Con l'allenamento dell'immaginazione della vista perfetta, i suoi sintomi di vista imperfetta sparirono. So che questo caso era molto grave e comprendo che non appaia molto chiaro, ma i fatti descritti possono essere dimostrati o provati.

La retinite pigmentosa con le sue complicanze trae molto beneficio dal trattamento per mezzo dell'immaginazione. Il modello di riferimento è di solito molto variabile. Una signora disse che la cosa più bianca che riusciva ad immaginare era una spiaggia bianca e quando immaginava la lettera O con il suo centro bianco quanto il bianco della sabbia, la lettera si spostava da un lato all'altro per un breve tratto, che non superava la larghezza della lettera. Ora quando guardava una lettera familiare, ma che non riusciva a vedere poichè aveva il contorno sfocato, era in grado di ricordare ognuno dei quattro lati sia che fosse dritto, curvo o aperto. Nel momento in cui immaginava ogni lato esattamente, la verifica della O bianca quanto la sabbia era normale. Però quando l'immagine mentale di uno, o più d'uno, dei lati era errata o imperfetta, il ricordo o l'immagine della lettera O e della sabbia bianca mutava.

Alcuni pazienti hanno bisogno di un'immagine di riferimento diversa dagli altri. Raramente mi capitano molte persone che utilizzano la medesima verifica di riferimento. In alcuni casi la cura mediante l'immaginazione è più efficace quando il paziente guarda il modello adottato per la sua immaginazione, piuttosto che quando semplicemente lo ricorda o lo immagina.

Alcune persone possono vedere la lettera O in carattere diamante con il suo centro bianco, immaginarne l'intero centro bianco come la neve e, al tempo stesso, immaginare la lettera che oscilla da parte a parte, per uno spazio non più esteso della sua stessa larghezza. Il paziente guarda la tabella ad una distanza di sei metri e mentre immagina un lato della lettera osserva la sua tabella mentale di riferimento alla distanza alla quale la vede meglio. Se ha immaginato esattamente un lato della lettera, vedrà che la verifica del modello mentale di riferimento è normale o, in altre parole, egli ha immaginato un lato della lettera sconosciuta posta a sei metri grazie all'immaginazione del modello di riferimento al punto prossimo, dove cioè riesce a vederlo meglio. Quando tutti e quattro i lati sono immaginati correttamente, il paziente riesce a dire o immaginare quale sia la lettera, come confermato dalla reazione del modello di riferimento immaginato al punto prossimo. In alcuni casi, le immagini dei quattro lati della lettera sconosciuta posta a sei metri, evocate dal paziente, potrebbero essere le stesse per altre lettere. La lettera B ha quattro lati che assomigliano a quelli della lettera D. Se egli immagina con precisione una lettera B, la reazione del modello di riferimento sarà più perfetta di quanto avverrebbe se egli invece immaginasse, sbagliando, una lettera D. Talora tutti e quattro i lati sono aperti, come nel caso delle lettere A, I, V, W, X e Y. Quando la lettera è immaginata esattamente, la reazione del modello mentale di verifica è sempre ottimale.

Con questo ed altri metodi, aiutandosi con una perfetta immaginazione, i pazienti diventano capaci di ottenere risultati eccezionali. In un caso, una pagina stampata in carattere diamante, fu tenuta per quaranta secondi ad una distanza di tre metri dagli occhi di una piccola paziente. A questa distanza, non era in grado di leggere consapevolmente nulla su quella pagina. La retinoscopia simultanea mostrò che, mentre la paziente guardava la stampa fine, c'erano attimi, di durata variabile, durante i quali gli occhi erano a fuoco, bene e con accuratezza, sulla stampa fine, evidenziando la possibilità, per la paziente, di vedere perfettamente per brevi periodi di tempo. Con la vista perfetta era possibile per la paziente, ricordare tutte le lettere sulla tabella precisamente, sebbene la vista, la memoria e l'immaginazione fossero inconsapevoli e acquisite esclusivamente dal subconscio. Questa paziente, riusciva, con gli occhi chiusi e coperti con i palmi delle mani, a immaginare precisamente, nel modo precedentemente descritto, la terza lettera sulla sedicesima linea, la quinta lettera dell'ottava parola della ventesima riga, l'ultima lettera e l'ultima parola dell'ultima riga e varie altre. Fu notevole che la paziente non solo riuscisse a riconoscere ogni lettera che le veniva indicata, ma leggesse l'intera parola, le successive, tutta la frase e anche quelle seguenti, su varie delle righe poste dopo la lettera che le era stata segnalata. Con una stampa un po’ più grande, ella era in grado di leggere un maggior numero di paragrafi, semplicemente immaginando consapevolmente la prima riga di una frase. Questa paziente si era allenata per sei settimane ed aveva otto anni. Altri pazienti, di venti, trenta e sessanta anni, ci sono riusciti quasi altrettanto bene.

POLIOPIA. Quando un paziente vede una o più lettere di una riga, sdoppiate, moltiplicate o parzialmente sdoppiate, poste in orizzontale, in verticale o obliquamente, in realtà non vede le immagini multiple, ma semplicemente immagina di vederle e si può dimostrare che questa immaginazione è imperfetta, in quanto si sta guardando sotto tensione e c'è bisogno di un sforzo notevole e di molta fatica per vedere due immagini o più. Alcune persone vedono il titolo di un giornale moltiplicato dieci o più volte. Ho conosciuto un discreto numero di persone in grado di vedere nove lune invece di una, un'immaginazione davvero imperfetta. E' strano che alcune persone vedano le righe sdoppiate, mentre le lettere sulle righe doppie non lo sono. Con tutta evidenza, dunque, la poliopia è un fenomeno nervoso dovuto all'immaginazione imperfetta. E' un fatto considerevole che i casi di poliopia, che si ritiene originino da mutamenti organici della retina, da affezioni che interessano zone del cervello o da paralisi di alcuni muscoli oculari, siano tutti dovuti ad una imperfetta immaginazione e possano essere curati perfezionando quest'ultima, senza necessariamente alleviare la paralisi dei muscoli o far regredire i mutamenti prodottosi sulla retina o in altre parti. Credo che tutti i casi di poliopia siano causati da un'immaginazione imperfetta e che tutti possano essere curati insegnando ai pazienti come immaginare le cose in modo esatto.

NISTAGMO. Si definisce nistagmo il movimento involontario più o meno rapido degli occhi da un lato all'altro o in direzioni diverse. In genere è collegato ad una grave patologia dell'interno dell'occhio, la corioretinite pigmentosa e viene considerato incurabile. Ho assistito ad un suo controllo quasi istantaneo, per mezzo dell'immaginazione di una vista perfetta o della perfetta immaginazione di un qualsiasi oggetto. Ricorderò sempre alcuni casi prodotti volontariamente dagli scolari per creare scompiglio in classe. Questi casi sono così evidenti che tutto quello che devo fare per curarli è dire ai pazienti di fermarsi ed è sempre sorprendente per me vedere che essi eseguono all'istante. Quando chiedo loro di ricominciare, essi non hanno alcun problema a farlo. Quando è presente il nistagmo, la loro vista è sempre imperfetta e i pazienti stessi lo provano. Quando essi interrompono volontariamente il nistagmo, la visione migliora fino alla normalità.

FOTOFOBIA. Molti medici considerano la fotofobia un sintomo molto grave. Al contrario è semplicemente la manifestazione di un'immaginazione imperfetta. Le persone che hanno una immaginazione perfetta con la sua oscillazione lenta, continua e regolare, possono guardare il sole, immaginare che si muova in uno spazio cortissimo, lentamente e riuscirvi senza alcun segno di fastidio. Allo stesso tempo essi possono leggere la tabella di Snellen mentre la luce del sole brilla direttamente in uno o in entrambi gli occhi, e possono guardare il sole, cinque minuti, dieci o anche più, senza accecarsi. Bambini di quattro anni o anche più, possono guardare direttamente il sole quando hanno vista normale, o immaginazione perfetta. Le persone affette da fotofobia traggono giovamento dall'uso della lente solare (così come descritto nel mio libro) che focalizza la luce sul bulbo oculare. I pazienti che sono accecati da una forte luce proveniente dall'intervallo violetto dello spettro di luce ottenuto con una potente lampada ad arco e diretta nei loro occhi, sono stati curati quasi istantaneamente focalizzando la luce potente del sole, che credo sia più forte della maggior parte delle lampade ad arco, nei loro occhi.

STRABISMO. Quando gli occhi si volgono all'interno, è possibile, compiendo uno sforzo, aumentare lo strabismo utilizzando i prismi o altri sistemi. Generalmente è preferibile insegnare al paziente come vedere sdoppiato quando egli produce qualunque tipo di strabismo e maggior è lo strabismo e più separate risulteranno le due immagini. Queste immagini doppie sono sempre immaginate, una in maniera migliore dell'altra. Con gli occhi aperti e possibile immaginarle distanti tra loro 12, 15, 30 metri o anche più. Non ci sono limiti alla distanza tra le immagini dovuta ad uno sforzo dell'immaginazione. Tale sforzo può essere dimostrato, avvertito o prodotto dal paziente a livelli maggiori ad occhi chiusi piuttosto che aperti. In altre parole si può sforzare gli occhi consapevolmente molto più quando sono chiusi che aperti.
Quando gli occhi si rivolgono all'esterno, la diplopia che ne deriva è incrociata; vale a dire che l'immagine vista dall'occhio sinistro si trova a destra, mentre l'immagine vista dall'occhio destro è spostata sulla sinistra. Con gli occhi chiusi il paziente può separare le immagini molto più di quanto vi riesca ad occhi aperti. Ad occhi aperti, mentre gli occhi sono rivolti all'esterno, il paziente può riuscire ad immaginare le immagini incrociate distanti un metro e mezzo tra loro,. Ad occhi chiusi si possono immaginare le immagini doppie distanti dodici, quindici metri o anche più e con le dita poggiate leggermente sui bulbi oculari, si può arrivare a sentirli divergere. Sdoppiando volontariamente le immagini per mezzo dell'immaginazione, un paziente con strabismo convergente riuscì a immaginare con gli occhi aperti le due immagini distanti tra loro novanta centimetri e sullo stesso lato dell'occhio convergente. Con gli occhi chiusi si può immaginare una distanza maggiore tra le immagini e avvertire gli occhi rivolgersi ancor più all'indentro. Immaginando le immagini incrociate ad occhi chiusi, si possono percepire gli occhi, che prima convergevano, divergere. Quando il paziente immagina ad occhi chiusi le immagini incrociate più distanti e poi riapre gli occhi per un secondo o per una sola occhiata, gli occhi, appena aperti, sono meno convergenti o più dritti oppure divergono più o meno ampiamente. Con la pratica si riescono a guarire questi casi di strabismo senza occhiali, operazioni o nulla di più che l'uso di una immaginazione perfetta.

In questo documento incompleto ho descritto le potenzialità di quello che si può ottenere grazie all'immaginazione nella cura della vista imperfetta per mezzo del trattamento senza occhiali. Tutte le persone che sono malate hanno un'immaginazione imperfetta. Tutte le persone sane e normali non immaginano imperfettamente. Nel momento in cui si acquisisce questo dato di fato e lo si accetta, esso offre un criterio terapeutico le cui possibilità sono illimitate.

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Uno speciale ringraziamento a David Kiesling per aver reperito e pubblicato su iblindness il testo originale in lingua inglese da cui è tratta questa traduzione, curata da L.G. e con i contributi del gruppo MetodoBates, addì 25/05/2005


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